Il fallimento di Diego Cammarata
Da oggi ufficialmente Diego Cammarata non è più il sindaco di Palermo, perché ha consegnato le sue agognate dimissioni all’assessorato agli Enti Locali della Regione Siciliana.
Come ha giustamente scritto il giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, Cammarata non è stato il “peggior sindaco di Palermo”, perché “semplicemente non è stato“.
Una constatazione ben più grave della prima, in quanto ciò significa che la quinta città più popolata d’Italia non è stata amministrata così come avrebbe meritato, causando tutti i problemi in cui siamo costretti a vivere ogni giorno, almeno per ora.
La gente, una volta saputa la notizia del suo addio, ha tirato un sospiro di sollievo (qui le interviste di Impresa Palermo) ed adesso chiede che il prossimo sindaco abbia tutte le caratteristiche che Cammarata non ha avuto: efficienza, lealtà, serietà, trasparenza, onestà, presenza e vicinanza.
Qualità così essenziali che dovrebbero essere scontate in un primo cittadino. Invece, l’amministrazione Diego Cammarata è riuscita nell’arduo intento di trasformare la normalità in eccezionalità.
Il sindaco ha poi abbandonato la nave prima del suo affondamento, in quanto preoccupato dalle due ‘bombe che stanno per scoppiare’, che riguardano ‘Gesip’ e ‘Amia’. Ha preferito essere lo Schettino di Palermo piuttosto che lo Smith del Titanic.
Comunque, è il momento di voltare pagina. Di lasciare il passato alle spalle, di immergersi nel presente per costruire il futuro. Ma con un ingrediente fondamentale: la memoria.
Perché i palermitani, sono certo, quando ci sarà il momento di scegliere il nuovo sindaco, non dimenticheranno sia chi ha voluto fortissimamente la doppia candidatura di Cammarata chi lo ha accompagnato nella fallimentare avventura di amministratore della città.

Non è nella mia natura restare impassibile dinanzi alla quotidiana constatazione degli scempi perpetrati nella nostra città. Questo ha alimentato in me l’esigenza di non limitare il mio disappunto...