Il solito politico promette, il volto nuovo progetta
C’è una differenza fondamentale ed abissale tra il ‘solito politico‘ ed il ‘volto nuovo‘. La promessa. Perché il primo, soprattutto in campagna elettorale, quando la consultazione popolare s’avvicina, promette tutto ciò che può attrarre consenso su di sé. Un posto di lavoro, soprattutto. Magari sfruttando la propria posizione acquisita nel passato.
Il secondo, invece, punta alla progettualità. Ovvero è convinto (giustamente) che la città abbia bisogno di progetti innovativi per rendere efficienti i servizi già in atto o per crearne degli altri. Idee, quindi, che si vestono di concretezza, da proporre ai cittadini in maniera partecipata e trasparente.
La progettualità, poi, si distingue dalla promessa perché la prima ha come scopo il perseguimento del bene comune mentre la seconda ha l’interesse di soddisfare il bisogno privato.
Dalla prima, pertanto, deriva la tutela delle parti che compongono l’insieme, ognuna con la stessa dignità ed importanza; dalla seconda il clientelismo, la disuguaglianza e il mal di merito.
Detto ciò, il volto nuovo ha un muro da abbattere che lo separa dal cittadino, edificato dalla rassegnazione e dalla sfiducia, a causa dei comportamenti del solito politico.
Deve fare i conti, cioé, con la convinzione che chiunque scenda nell’agone politico pensa solo a se stesso, alla sua cerchia, utilizzando i consueti strumenti (demagogia, promesse qua e là, voti di scambio).
Pertanto, c’è stato chi, su Facebook, mi ha chiesto con tono polemico: “Cosa farà in merito al problema sollevato da Alessandro? Potrà risolvere? Ovvio che no. Può soltanto promettere, può soltanto acquisire la segnalazione lasciando Alessandro contento di aver avuto una risposta, acquisendo la sua stima e forse anche il suo voto: un sistema vecchio quanto il mondo“.
E la mia replica è stata immediata: “Io non prometto anche perché non ho (ancora) le facoltà per risolvere i problemi come quello denunciato da Marco (n.b. vigilantes sugli autobus dell’Amat – leggete qui) Il Movimento Impresa Palermo nasce dal vuoto di risposte e dal pieno di promesse. Ma il Movimento ed io possiamo ben poco se non abbiamo il sostegno della cittadinanza. Perché le facoltà derivano dal consenso ricevuto, in quanto sono i cittadini ad investire i propri rappresentanti della possibilità di agire“.
Per l’appunto. Come può, infatti, il Movimento Impresa Palermo risolvere i problemi della città, per cui presto renderà pubbliche le proprie ‘ricette’, se non ha ancora avuto l’investitura popolare?
Ciò che noi chiediamo ai palermitani è prima scegliete i rappresentanti in virtù dei progetti concreti per il bene della città e poi votateli!

Non è nella mia natura restare impassibile dinanzi alla quotidiana constatazione degli scempi perpetrati nella nostra città. Questo ha alimentato in me l’esigenza di non limitare il mio disappunto...